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Oggi lavorare con i bambini e gli adolescenti richiede una grande professionalità
Queste fasce di età si confrontano quotidianamente con almeno 3 figure di educatori: i genitori, i docenti e gli esperti che si presentano a scuola o in luoghi extrascolastici con progetti creativi più o meno alternative a quanto già proposto a scuola o in famiglia.
Il lavoro dell’animatore è per questo molto delicato.
Un buon animatore deve sapersi inserire nel percorso degli alunni senza la pretesa di distruggere l’educazione dei genitori e ancora meno quella dei docenti. Dovrà piuttosto partire da quanto già imparato dal bambino, positivo o negativo che sia e renderlo bello, positivo e utile sia al bambino che alla società.
In fondo uno degli scopi principali dell’educazione e anche dell’istruzione è di renderci migliore sia verso noi stessi che verso gli altri. Anche nell’Africa tradizionale è ricorrente questo approccio. Infatti viene messa al centro del processo educativo e formativo dei piccoli e dei grandi l’interesse della comunità. Come dire: se sono felici gli altri, siamo felici anche noi…
Un buon animatore non deve nemmeno riprodurre schemi e comportamenti a cui è già abituato l’alunno. Ad esempio si sa quanto molti bambini vengono sgridati in casa, ebbene, riprodurre lo stesso tipo di atteggiamento con i bambini può rafforzare la tendenza del bambino ma anche degli adolescenti a ribellarsi, rendendo difficile se non impossibile il raggiungimento degli obiettivi del laboratorio.
Figura emblematica, affascinante e qualche volta ambigua l’animatore/educatore/formatore sopravvivrà ancora a lungo se saprà ritagliarsi nuovi ruoli e nuove professionalità in una società in continuo mutamento.


























