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Quell’Italia più attenta al tintinnio del denaro che a tutto il resto…
In questo paese dei grandi marchi e delle grandi firme c’è chi vive di rendita e guadagna soldi, parecchi soldi, per il solo fatto di essere, e non per le competenze acquisite sul campo.
I primi a piangere miseria nel momento in cui occorre reinventare la propria professionalità, sono proprio queste menti in letargo che si risvegliano soltanto al tintinnio del denaro.
Inutile prendersela con i soliti bamboccioni (che non sono simpatici neppure a me). Molti di questi ragazzi e ragazze rimangono nella casa dei genitori semplicemente perché non sono economicamente indipendenti.
Comunque consiglio a questi eterni immaturi di intraprendere la carriera politica. Si tratta dell’unica (non) professione che assicura guadagni esorbitanti in tutta legalità. Con le loro pensioni d’oro questi signori si portano a casa ogni anno, rispettivamente: 138,2 milioni di euro (per i parlamentari) 81,2 milioni (per i senatori), a fronte di contributi versati pari a 11 milioni per i deputati e 6 per i senatori. Un vero scandalo!
Si potrebbe risolvere queste disparità cambiando le leggi in vigore ma ciò non succederà mai…I nostri parlamentari e senatori, che dovrebbero legiferare contro se stessi (cosa assai improbabile), sono più impegnati a spartirsi il bottino che a sfornare leggi utili ai cittadini…
La decadenza economica e culturale dell’Italia
Non mi stupisce la speciale classifica di Living International sulla qualità della vita che vede l’Italia al decimo posto. Molti i fattori che possono contribuire ad indebolire una delle più grandi economie del mondo:
- Un sistema di caste che rende potentissimi e ricchissimi i politici (oltre ai loro salari, percepiscono anche un cospicuo finanziamento in base ai loro elettori per non parlare dei loro giornali che vengono finanziati a peso d’oro).
- Politiche economiche e fiscali sbagliati e poco attente alla congiuntura attuale. Più della metà di ciò che guadagniamo con il nostro lavoro va nelle casse di uno Stato avido di soldi.
- L’invecchiamento della popolazione. Le persone anziani, oltre a percepire (giustamente) la loro pensione, devono sottoporsi a cure molto costose.
- La precarietà lavorativa delle nuove generazioni assunta a paradigma di un’economia che non ha sviluppato una grande cultura degli stabilizzatori economici e degli ammortizzatori sociali (come ad esempio in Francia).
- Dal punto di vista creativo il paese è fermo. Questa è una delle caratteristiche dei sistemi gerontocratici. Giovani e talentuosi ricercatori sono costretti ad andare via dall’Italia per poter svolgere il proprio mestiere. Un’altra caratteristica dei sistemi gerontocratici è la paura del futuro che finisce per essere trasmessa anche ai giovani.
- Dal punto di vista turistico e culturale siamo fermi. Ho avuto la fortuna di visitare quasi tutte le regioni italiane e trovo davvero incomprensibile che un paese che detiene più del 60% del patrimonio culturale dell’umanità, che possiede incredibili bellezze naturali, non debba puntare su questi suoi punti di forza per ripartire!
Più che un paese che arretra, parlerei di un paese incastrato nel presente. Occorre tornare a pensare il futuro e a costruire nuove prospettive, puntando magari sulle nuove generazioni. Solo la loro energia positiva e creativa potrà salvarci dalla decadenza economica e culturale.
Quando Gheddafi viene in Italia
Quando passa la carovana di Gheddafi (o Gaddafi) con cammelli, decine di macchine di scorta, bodyguards cattivissimi, soldati armati fino ai denti, duecento ragazze belle da morire, tutto viene immobilizzato all’istante.
I poveri cittadini che hanno la sfortuna di trovarsi per divertimento o per lavoro nelle vie attraversate dal mitico leader della Jamahiriya vengono immobilizzati da un cono d’ombra elettronico e trasformati istantaneamente in statue viventi. I telefonini, i videofonini, i gps, la corrente, il gas, l’acqua, i suv e i telecomandi diventano utilizzabili.
Lo stesso Gheddafi è rimasto vittima della sua bolla elettronica in un bar del centro di Roma. Dopo aver chiesto un cappuccino il povero barista si è messo subito all’opera ma il macchinario non funzionava. Esasperato Gheddafi ha chiesto al barista di servire immediatamente il prezioso cappuccino minacciando di far intervenire le amazzoni e le duecento ragazze italiane che ha fatto reclutare da un agenzia pubblicitaria. A questo punto Il barista (assai impaurito) ha puntato il dito sull’attrezzatura non funzionante.
Gheddafi ha capito al volo l’origine dell’inspiegabile blocco e, dopo un cenno della mano al pilota dell’elicottero che lo seguiva come un’ombra, il pilota velivolo, azionando un bottone verde, ha fatto scendere un flusso invisibile che ha fatto ripartire le attrezzature del bar. Il fatto è stato accolto da un grande applauso che ha reso felice il leader libico.
Tutti urlavano in coro: torna presto! Mi sembra di aver sentito qualcuno dire “santo subito” ma non giurerei su questa mia sensazione.
Signore, perdona tutti quelli che sono contro il voto agli immigrati: non sanno quello che fanno.
Quando partì dal mio paese d’origine, il leader di allora che in realtà si trova ancora saldamente al potere, professava la democrazia. Finalmente i parlamentari non venivano più scelti direttamente dal presidente, bensì attraverso le elezioni.
Tuttavia non erano ammessi altri partiti politici. Si trattava della democrazia nell’ambito del partito unico del presidente.
Secondo voi sono andato a votare? Certo che non nonostante avessi promesso a mia zia diventata poi parlamentare, che avrei votato per lei.
Insomma non ho mai votato nel mio paese d’origine, per scelta mia e anche per buon senso.
A cosa serve andare a votare se si conosce già il vincitore?
Arrivato in Italia molti anni fa, non ho potuto ancora esercitare questo diritto per ovvie ragioni. Anzi è sempre più salda la fetta della popolazione che non vogliono che il diritto di voto sia concesso agli immigrati con la carta di soggiorno. E’ giustificata questa paura che non cambierà sostanzialmente gli equilibri politici in Italia? Io credo di non.
Mi sento integrato socialmente e…castrato politicamente e non so per quanto tempo ancora…
Suggerisco la lettura di questo brano trovato in rete, che commenta il MITO DELLA CAVERNA di Platone. Questo brano ci aiuta a riflettere sulla chiusura mentale e sull’ignoranza, veri e propri flagelli dei nostri tempi.
*”Platone (attraverso Socrate) immagina gli uomini chiusi in una caverna, gambe e collo incatenati, impossibilitati a volgere lo sguardo indietro, dove arde un fuoco. Tra la luce del fuoco e gli uomini incatenati vi è una strada rialzata e un muricciolo, sopra la strada alcuni uomini parlano, portano oggetti, si affaccendano nella vita di tutti i giorni. Gli uomini incatenati non possono conoscere la vera esistenza degli uomini sulla strada poiché ne percepiscono solo l’ombra proiettata dal fuoco sulla parete di fronte a loro, e l’eco delle loro voci, che scambiano per la realtà. Se un uomo incatenato potesse finalmente liberarsi dalle catene potrebbe volgere lo sguardo e vedere finalmente il fuoco, venendo così a conoscenza dell’esistenza degli uomini sopra il muricciolo. In un primo momento, l’uomo liberato, verrebbe abbagliato dalla luce, la visione delle cose illuminate, e non solo della loro ombra, lo spiazzerebbe, ma avrebbe comunque il dovere di mettere al corrente i compagni incatenati. I compagni, in un primo momento, potrebbero ridere di lui, ma l’uomo liberato non può più tornare indietro e concepire il mondo come era prima, una volta venuto a conoscenza della verità non può più fingere di non sapere (ritorna il tema dell’intellettualismo etico socratico).
Nel mito della caverna la luce del fuoco rappresenta la conoscenza, gli uomini sul muricciolo le cose come realmente sono (la verità), mentre la loro ombra è la rappresentazione fallace e sensibile della realtà (l’opinione). Gli uomini incatenati rispecchiano la condizione naturale degli uomini, condannati a percepire l’ombra sensibile (l’opinione) dei concetti universali (la verità), ma Platone insegna come l’amore per la conoscenza (la filosofia) possa portare l’uomo a liberararsi delle gabbie incerte dell’esperienza e pervenire finalmente alla vera comprensione della realtà.”
*http://www.forma-mentis.net/Filosofia/Platone.html
Ma quanto conta per noi il bene altrui?
Ma quanto conta per noi il bene altrui?
Poco si direbbe dalle battute che molti politici e cittadini fanno sui cosiddetti clandestini.
Siamo davvero sicuri che tutti i clandestini siano soltanto dei ladri o degli assassini?
Siamo davvero sicuri che sia soltanto la disperazione e la fame a spingere nuovi migranti verso l’Italia?
Siamo davvero sicuri che siano soltanto degli assassini?
Forse un certo astio ed un certo disprezzo nascondono qualcosa di più inquietante in un paese da sempre custode universale della bellezza e attento ai problemi del sud del mondo. Oggi l’Italia sembra molto più indifferente, di rado egoista e cattiva verso lo straniero e tutto ciò sembra presagire l’indifferenza più generalizzata verso chi ha più bisogno.


























