Signore, perdona tutti quelli che sono contro il voto agli immigrati: non sanno quello che fanno.
Quando partì dal mio paese d’origine, il leader di allora che in realtà si trova ancora saldamente al potere, professava la democrazia. Finalmente i parlamentari non venivano più scelti direttamente dal presidente, bensì attraverso le elezioni.
Tuttavia non erano ammessi altri partiti politici. Si trattava della democrazia nell’ambito del partito unico del presidente.
Secondo voi sono andato a votare? Certo che non nonostante avessi promesso a mia zia diventata poi parlamentare, che avrei votato per lei.
Insomma non ho mai votato nel mio paese d’origine, per scelta mia e anche per buon senso.
A cosa serve andare a votare se si conosce già il vincitore?
Arrivato in Italia molti anni fa, non ho potuto ancora esercitare questo diritto per ovvie ragioni. Anzi è sempre più salda la fetta della popolazione che non vogliono che il diritto di voto sia concesso agli immigrati con la carta di soggiorno. E’ giustificata questa paura che non cambierà sostanzialmente gli equilibri politici in Italia? Io credo di non.
Mi sento integrato socialmente e…castrato politicamente e non so per quanto tempo ancora…
Suggerisco la lettura di questo brano trovato in rete, che commenta il MITO DELLA CAVERNA di Platone. Questo brano ci aiuta a riflettere sulla chiusura mentale e sull’ignoranza, veri e propri flagelli dei nostri tempi.
*”Platone (attraverso Socrate) immagina gli uomini chiusi in una caverna, gambe e collo incatenati, impossibilitati a volgere lo sguardo indietro, dove arde un fuoco. Tra la luce del fuoco e gli uomini incatenati vi è una strada rialzata e un muricciolo, sopra la strada alcuni uomini parlano, portano oggetti, si affaccendano nella vita di tutti i giorni. Gli uomini incatenati non possono conoscere la vera esistenza degli uomini sulla strada poiché ne percepiscono solo l’ombra proiettata dal fuoco sulla parete di fronte a loro, e l’eco delle loro voci, che scambiano per la realtà. Se un uomo incatenato potesse finalmente liberarsi dalle catene potrebbe volgere lo sguardo e vedere finalmente il fuoco, venendo così a conoscenza dell’esistenza degli uomini sopra il muricciolo. In un primo momento, l’uomo liberato, verrebbe abbagliato dalla luce, la visione delle cose illuminate, e non solo della loro ombra, lo spiazzerebbe, ma avrebbe comunque il dovere di mettere al corrente i compagni incatenati. I compagni, in un primo momento, potrebbero ridere di lui, ma l’uomo liberato non può più tornare indietro e concepire il mondo come era prima, una volta venuto a conoscenza della verità non può più fingere di non sapere (ritorna il tema dell’intellettualismo etico socratico).
Nel mito della caverna la luce del fuoco rappresenta la conoscenza, gli uomini sul muricciolo le cose come realmente sono (la verità), mentre la loro ombra è la rappresentazione fallace e sensibile della realtà (l’opinione). Gli uomini incatenati rispecchiano la condizione naturale degli uomini, condannati a percepire l’ombra sensibile (l’opinione) dei concetti universali (la verità), ma Platone insegna come l’amore per la conoscenza (la filosofia) possa portare l’uomo a liberararsi delle gabbie incerte dell’esperienza e pervenire finalmente alla vera comprensione della realtà.”
*http://www.forma-mentis.net/Filosofia/Platone.html



























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