Quando Gheddafi viene in Italia

Quando passa la carovana di Gheddafi (o Gaddafi) con cammelli, decine di macchine di scorta, bodyguards cattivissimi, soldati armati fino ai denti, duecento ragazze belle da morire, tutto viene immobilizzato all’istante.
I poveri cittadini che hanno la sfortuna di trovarsi per divertimento o per lavoro nelle vie attraversate dal mitico leader della Jamahiriya vengono immobilizzati da un cono d’ombra elettronico e trasformati istantaneamente in statue viventi. I telefonini, i videofonini, i gps, la corrente, il gas, l’acqua, i suv e i telecomandi diventano utilizzabili.
Lo stesso Gheddafi è rimasto vittima della sua bolla elettronica in un bar del centro di Roma. Dopo aver chiesto un cappuccino il povero barista si è messo subito all’opera ma il macchinario non funzionava. Esasperato Gheddafi ha chiesto al barista di servire immediatamente il prezioso cappuccino minacciando di far intervenire le amazzoni e le duecento ragazze italiane che ha fatto reclutare da un agenzia pubblicitaria. A questo punto Il barista (assai impaurito) ha puntato il dito sull’attrezzatura non funzionante.
Gheddafi ha capito al volo l’origine dell’inspiegabile blocco e, dopo un cenno della mano al pilota dell’elicottero che lo seguiva come un’ombra, il pilota velivolo, azionando un bottone verde, ha fatto scendere un flusso invisibile che ha fatto ripartire le attrezzature del bar. Il fatto è stato accolto da un grande applauso che ha reso felice il leader libico.
Tutti urlavano in coro: torna presto! Mi sembra di aver sentito qualcuno dire “santo subito” ma non giurerei su questa mia sensazione.

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